Crisi dei rifugiati senza concetto?

di Hermann Ploppa

La cosiddetta «crisi» dei rifugiati è una catastrofe umanitaria senza precedenti nella storia dell’umanità. Sessanta milioni di persone fuggono dal loro ambiente d’origine. La maggior parte di loro vegeta in immensi campi di tende, malnutrita e senza vestiti appropriati. Sovente vegetano in questi campi fino alla fine della loro vita, derubati della libertà, sebbene non abbiano mai commesso nessun reato. Circa due milioni di queste persone sradicate hanno la forza, i soldi e le relazioni verso l’esterno necessari, per tentare di chie dere asilo in un altro paese. Questo esercito di sradicati ogni giorno aumenta dell’incredibile numero di 43’000 persone. A partire dal 2010 il loro numero è quadruplicato, e questo esodo è in continua crescita.
An_Aerial_View_of_the_Za'atri_Refugee_CampLa maggior parte di questi rifugiati resta nel proprio paese d’origine, sovente in un’altra provincia. Quasi tutti coloro che devono fuggire in un altro paese sono accolti da paesi
poveri, con strutture sovente fragili. Con 1.6 milioni di rifugiati la Turchia è campionessa del mondo. Mentre la Turchia approfitta di un’economia in piena espansione, e con l’an
dare del tempo può integrare i rifugiati nella società, paesi come la Giordania e il Libano,
a causa della mancanza di risorse, non hanno grandi prospettive per il futuro. Il Libano conta circa 4,5 milioni di abitanti e si occupa di più di un milione di profughi. Non si capisce come questo piccolo paese, tormentato dalla guerra civile, sia in grado di sopportare questo enorme peso senza aiuti esterni.
Solo una piccola parte di questi sradicati trova la via verso l’Europa. Si tratta generalmente di persone giovani, dotate di mezzi finanziari e capaci di sopportare considere voli sforzi, sia fisici che psichici. Sono i privilegiati, nel mezzo di queste popolazioni disgraziate, prive di beni e diritti. Mentre che il Libano, l’Uganda, il Ciad o la Giordania devono occuparsi di milioni di rifugiati, la ricca Europa si trova confrontata con diverse centinaia di migliaia di esiliati. Compito fattibile – se attualmente l’Europa, a seguito dei diversi fattori che elenchiamo, non fosse incapace di agire: Alla classe politica europea mancano concezioni
Per prima cosa la classe politica europea non ha l’ombra di un’idea sul come reagire a questo esodo. Alcuni Stati costruiscono di nuovo muri, altri lasciano passare in piena anarchia i flussi di rifugiati diretti verso il nord. Quanto alla Germania è rimasta bloccata a causa della mancanza assoluta di una politica d’immigrazione.
Ugandan_childrenA lunga scadenza in questa terra promessa possono immigrare solo coloro che hanno inoltrato una domanda d’asilo e che quindi possono provare di essere perseguiti per una ragione o per l’altra. Ciò significa che, se la legge è applicata severamente, solo un esiguo numero ne potrà approfittare. La Germania, copiando la famosa «greencard» americana, tenta di attirare specialisti altamente qualificati per formare i quali un altro paese, di solito un paese povero del terzo mendo, ha pagato le grandi spese di formazione e l’economia germanica spera così di potere approfittare gratuitamente della formazione di questi rifugiati. In questo contesto il ministero degli affari esteri si accontenta di precisare che «La Germania non è un paese d’immigrazione classico come per esempio gli USA, il Canada e l’Australia, che fissano quote annuali d’immigrazione». Ora però la politica, i media e soprattutto l’economia reagiscono all’afflusso di rifugiati come se in Germania esistesse un diritto all’immigrazione: ovunque si afferma che nella popolazione tedesca dei prossimi decenni ci saranno troppe persone anziane e pertanto le generazioni future non sarebbero in grado di finanziare il sistema delle pensioni.
Per questo motivo la Germania può accogliere senza difficoltà alcuni milioni di rifugiati per
il proprio mercato del lavoro. Improvvisamente si scoprono ovunque appartamenti vuoti tanto che alcune voci affermano, che si potrebbero far rivivere le regioni deserte della Germania orientale, come fu il caso ai tempi degli Ugonotti.

La Germania senza una struttura sociale del consenso

Possono realmente colmare senza problemi le lacune delle strutture demografiche tedesche, i milioni di esseri umani traumatizzati, provenienti da culture straniere con usi e costumi totalmente diversi? Gli specialisti nutrono seri dubbi. Ma forse l’ostacolo potrebbe essere sormontato, se la Germania possedesse ancora una cultura sociale del consenso funzionante e degli ingranaggi bene adattati che funzionano senza attriti. Una Germania degli anni 60 o 70, dunque. Ma nel frattempo la società ha subito dei cambiamenti – non sempre in positivo. La politica di Schröder dell’agenda 2010, la rovina sistematica del bilancio dello Stato, il ritiro della politica da ogni concezione proattiva della società, la paralisi delle strutture di diritto pubblico e delle cooperative: tutti questi fattori fanno sì che l’immenso lavoro richiesto per l’integrazione di milioni di rifugiati non abbia nessuna possibilità di riuscita. La collaborazione armoniosa fra diversi gruppi sociali si è trasformata in una lotta accanita per le risorse, sempre più scarse. La commercializzazione senza pietà del radicalismo di mercato reale ha portato milioni di lavoratori nell’incertezza del posto di lavoro.
Inoltre il sociologo Heinz Bude ha descritto in un importante articolo apparso recentemente, che milioni di persone vegetano con impieghi a salario basso come «proletariato dei servizi», senza nessuna speranza di migliorare la propria situazione finanziaria (in cifre: 900 a 1100 euro al mese per un impiego a tempo pieno). Il verdetto è chiaro: pulire latrine per tutta la vita professionale, distribuire pacchi, vivere nelle cabine di autocarri lontani dalla famiglia o sollevare anziani e malati dai loro letti. A questi proletari dei servizi si aggiungono, quali potenziali alleati di una futura guerra di classe, i diplomati universitari che non sono riusciti a integrarsi nel mondo del lavoro e ad assicurare il proprio sostentamento. Così la Repubblica federale tedesca dal punto di vista dei ceti sociale si è avvicinata molto agli Stati Uniti d’America. Basta gettare un colpo d’occhio nei libri di storia per comprendere a che punto, a partire dalla seconda metà del 19esimo secolo, gli USA abbiano subito a diverse riprese ondate migratorie di popolazioni sempre diverse, che hanno destabilizzato il mondo operaio indigeno. Gli immigrati minacciavano come concorrenti il livello di vita conquistato faticosamente dalla popolazione locale. In seguito alla costante diminuzione dei salari, dovuta all’abbondante offerta di mano d’opera, la popolazione ha reagito regolarmente con massacri e linciaggi.

I media hanno creato un enorme potenziale di violenza

Gli spodestati e gli sfruttati del proletariato dei servizi in Germania potrebbero ben presto reagire allo stesso modo. I media vi hanno contribuito – consciamente o inconsciamente
è ancora da vedere – formando da molti anni giovani che fino al 18esimo anno di età
hanno consumato virtualmente più di 36’000 omicidi, per televisione, film o videogiochi
(«Egoshooter»). Per fortuna che di tanto in tanto nelle scuole si trova il tempo per qual
che ora di istruzione sociale, altrimenti si esporterebbe dal mondo virtuale al mondo
reale l’impressione che nella società industrializzata moderna domini la pura logica
dell’età della pietra.
Inoltre la stampa scandalistica coltiva sistematicamente l’invidia di gruppi di popolazione e di categorie professionali, aizzando gli uni contro gli altri, secondo la vecchia e efficace ricetta di Giulio Cesare «dividi e impera». E ora si sta arrivando al punto dove la quantità di violenza virtuale arrischia di trasformarsi in qualità reale di violenza.
Quando il Sindacato dei macchinisti ferroviari ha realizzato uno sciopero ferroviario, che indiscutibilmente ha colpito gli utenti, si poté leggere un messaggio su Facebook che bisognerebbe spedire con un treno tutti i macchinisti alla camera a gas. Questo messaggio di odio è stato sostenuto da 22’000 «likes», vale a dire che un gran numero di utenti di
Facebook sostenne l’idea. Quando a Garzweiler, nel Nordhein-Westfalen, militanti della protezione della natura hanno protestato contro l’estrazione della lignite, furono bombardati da messaggi sadici pieni di odio, secondo i quali si dovrebbe passare sopra di loro con una locomotiva o addormentarli come animali, ecc. Si è poi scoperto che questi messaggi erano stati inviati da collaboratori della multinazionale dell’energia RWE, implicata nell’estrazione della lignite menzionata. Concludendo durante una manifestazione del lunedì del movimento anti islamico Pegida a Dresden si sono installate due forche: l’una, come si poteva dedurre dalle scritte, era dedicata alla cancelliera Merkel. L’altra al suo vice Gabriel.
Provocazioni mirate Il crescente isolamento della gente provoca reazioni simili a disturbi paranoici della personalità. La situazione diventa ancora più pericolosa ed è come gettare olio sul fuoco se rifugiati di guerra traumatizzati incontrano cittadini disorientati. Se si sospetta che tutti i rifugiati sono deturpatori di bambini, ladri di bottega e stupratori, o facenti parte in un modo o nell’altro allo Stato islamico (IS), ci troviamo di fronte a provocazioni mirate. Non si dovrebbe per tanto dimenticare che il 99% delle vittime della violenza dello IS sono mussulmani. Ma per i gerenti del sito internet «Politically Incorrect» sembra chiaro che i tedeschi prossimamente saranno vittime del terrore IS, pronosticando per il 2016 lo scenario seguente:

«Bastano poche armi da fuoco per permettere a un combattente dell’IS di uccidere in questa Germania ingenua, da 20 a30 persone al giorno – almeno per il primo giorno, ammesso che l’attacco sia di sorpresa. Con 250’000 uomini ciò significa 4-5 milioni di morti in 24 ore, cosa che sembra assolutamente possibile. Prima ancora che la Bundeswehr abbia potuto (o voluto) reagire, in una settimana si potrebbero avere una decina di milioni di morti, con una adeguata munizione.»

Il ruolo degli «anti-tedeschi»

Essi non si mobilitano solo negli ambienti politici di destra. Da circa 15 anni la sinistra classica è stata infiltrata sistematicamente da forze misteriose che si dichiarano «anti-tedesche». La sinistra tradizionale è stata marginalizzata da un’operazione di gruppo raffinata quanto professionale di questo movimento. Ora gli antitedeschi si mobilitano in modo sempre più aggressivo contro i cosiddetti «teorici della cospirazione» e contro i «populisti di destra». Così vengono chiamati coloro che osano criticare la politica del governo USA o di Nethanyahu in Israele. Uno dei loro bersagli per esempio è lo storico svizzero Daniele Ganser, il quale ha osato confrontare le affermazioni ufficiali del governo Bush inerenti l’attacco dell’11 settembre con altri tentativi di spiegazione. Quando poco tempo fa l’università Witten-Herdecke invitò lo storico svizzero per una conferenza, gli antitedeschi, composti da giovani socialisti, giovani verdi, antifascisti e Pirati, tentarono di imporre all’università l’annullamento della conferenza prevista, ma la direzione dell’università tenne duro e non si lasciò mettere sotto pressione. Visto i numerosi partecipanti venuti alla conferenza di Ganser, gli antitedeschi, più non osarono attaccare la riunione.
Non trovando appoggio presso la popolazione, gli antitedeschi concentrano le loro attività nelle università tedesche, assillando la giovane generazione universitaria, che un giorno sarà chiamata ad assumere funzioni direttive, con tetre dottrine di peccato originale di stampo vecchio testamento: siccome hanno ucciso sei milioni di ebrei, i tedeschi non avrebbero più il diritto di esistere come nazione. Nella lingua dell’unica potenza mondiale rimasta sui muri grigi delle università tedesche si leggono iscrizioni come: «No Border, No Nations» o semplicemente in tedesco: «crepa Germania!» e «Aprite le frontiere dell’UE!».

Strategia dello shoc: espropriatori radicali del mercato all’opera

Il motivo di delegittimare, di negare il proprio diritto all’incolumità e alla dignità, si manifesta sempre quando si violano le acquisizioni di gruppi di popolazione o di intere nazioni. Benché nella maggior parte dei casi siano essi stessi vittime dello IS, i mussulmani nel loro insieme sono sospettati d’ufficio del fenomeno terroristico. Anche gli abitanti della ex Repubblica democratica tedesca furono sospettati massicciamente di essere stati agenti della Stasi. Scioccati da queste insinuazioni inopportune le banche occidentali si sono impadronite delle imprese del popolo. Si rende responsabile la popolazione svizzera del comportamento amorale delle loro grandi banche, per poi impadronirsi a lunga scadenza dell’immensa fortuna delle cooperative degli Svizzeri.
Attualmente si requisisce una grande quantità di installazioni comunali e civili dei comuni tedeschi per sistemarvi i profughi. Chi si oppone a queste procedure è tacciato subito da xenofobo. Con l’aiuto dei cosiddetti «volontari della sicurezza» l’estrema destra organizza azioni per mettere in cattiva luce le preoccupazioni dei cittadini. È evidente il sospetto che si utilizzi una volta di più la «Strategia dello shoc» che Naomi Klein ha descritto così bene nel suo omonimo libro. Ella descrive come gli espropriatori difendano il radicalismo di mercato utilizzando le catastrofi come tsunami o terremoti per sfruttae più tardi le regioni distrutte secondo i loro piani. Così è successo in Sri Lanka, dove dopo lo tsunami i pescatori sono stati scacciati, per poter costruire indisturbati gli impianti turistici lungo le magnifiche spiagge tropicali. Un altro esempio è New Orleans, che dopo l’uragano Katrina è stata ricostruita secondo i piani del radicalismo di mercato. Secondo questo modello la crisi dei rifugiati potrebbe servire per riorganizzare la topografia sociale della Germania, approfittando dello shoc generale della popolazione tedesca: si potrebbe cioè minare la convivenza della popolazione con la chiusura di centri comunitari e con una spartizione oscura delle prestazioni sociali.
Turkey_04Ecco, il cerchio è chiuso. Manca la risposta alla domanda: come mai né la burocrazia dell’UE né il governo federale della Germania non sviluppino un concetto credibile, di come risolvere a lungo termine questo flusso di rifugiati in continua crescita? L‘immigrazione di milioni di persone senza una legge in merito – questo non ha niente a che vedere con la gestione della crisi.
Un piano Marshall per ricostruire i paesi distrutti Niente è più urgente di una pianificazione a lunga scadenza. Se non vogliamo immergercinella lotta delle culture predicata da Samuel Huntington, siamo condannati a sviluppare un simile concetto, che potrebbe avere la forma seguente (avendo pronta una proposta, si può almeno discutere su qualche cosa di concreto!): una prima tappa è quella di varare leggi che proibiscano l’esportazione di armi.
Qui è richiesta l’azione del governo tedesco, poiché la Germania è ancor sempre il quarto
esportatore mondiale di armi. In un secondo passo naturalmente gli autori delle distruzioni devono risarcire i danni, similmente all’industria del tabacco negli anni Novanta del secolo scorso. I pagamenti delle riparazioni vanno versati su un conto fiduciario della International Development Bank (pendant del IWF degli Stati BRICS). Con questi soldi si istituisce un Piano Marshall per la ricostruzione dei paesi distrutti. Partendo dall’idea che la maggior parte dei rifugiati sarebbe felice di poter rientrare un giorno nel proprio paese caldo, bisogna dare loro la possibilità di acquisire già nei paesi ospitanti una formazione idonea, che permetta loro al ritorno di partecipare in modo adeguato alla ricostruzione della loro patria. Da ultimo il governo federale deve fare i suoi compiti, dandosi da fare per dare il via ad una legislazione che regoli l’immigrazione.
Così ai futuri nuovi concittadini si potranno presentare in modo trasparente e sincero i criteri che permettano loro di ottenere l’ambito passaporto tedesco. È evidente che prima o poi il battello sarà pieno. Se la Germania e i suoi paesi vicini dell’Europa centrale vogliono garantire a lunga scadenza una vita dignitosa ai loro abitanti, che non vanno sottomessi a una lotta darviniana per la sopravvivenza. La cancelliera federale Merkel sa molto bene perché nel 2011 ha rifiutato di partecipare all’attacco contro la Libia, in contrasto con il diritto internazionale. Sapeva che distruggendo l’ordine statale di quel paese si sarebbero bloccate tutte le possibilità di affrontare in modo coordinato i flussi di rifugiati verso le frontiere dell’Europa.

Come mai la signora Merkel ora lascia entrare i rifugiati nel suo paese senza alcun controllo? A quali pressioni è sottoposta, per agire in tal modo, contro il buon senso?

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Do you know Roderich Kiesewetter?

Of course, you should. Because this Christian democratic member of the German Bundestag not only bashes Putin rhetorically, but he is a very important cog in in the transatlantic network of the military industrial complex as well

By Hermann Ploppa

The visit of the Bavarian premier minister and chairman of the party CSU, Horst Seehofer, for talks with the president of the Russian Federation in Moscow, Vladimir Putin, enraged top politicians of the sister party CDU rhetorically. The member of the German Bundestag and member of the CDU, Roderich Kiesewetter, first got het up the newspaper Die Welt: “Seehofer definitely positioned himself in the refugee crisis against the chancellor – I hope he will refrain from his visit.”
Is the Bavarian sovereign a disloyal obstructionist? Is he a new regicide in the footsteps of Franz Josef Strauß?
Kiesewetter took his chance during an interview at the state radio broadcast Deutschlandfunk to retrofit his charges. Seehofer would be willingly taken in by the strategy of Putin. The strategy of Putin would mean to fix the extremists of the right and the right wing populists as well into a propaganda campaign against the Western world. They would be working as a “fifth column” of Putin, whom he would finance through a foreign network and support with bogus information.
These are strong accusations against a democratically elected President of a neighbor country. Because Kiesewetter failed to answer to requests for details and substantiations of his assertions, one can only assume that he has intelligence by the secret services that he doesn’t want to share with the public – or otherwise his claims against Putin are completely untenable.

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So, there is one question: why is Roderich Kiesewetter polarizing? Does an unknown backbencher of the Bundestag intend to push himself into the spotlight through rhetorical overstatements?
But in the case of Kiesewetter it’s just the opposite. This man has much more influence as the public is aware of it until now. And Kiesewetter is interested in that many of his networking should be hidden from sight. The member of the parliament started his career as a professional soldier. He studied economics in the U.S. In the German armed forces Bundeswehr he rose up to the rank of a General staff officer and served in the NATO headquarters in Brussels and Mons. He finished his active duty in the Multinational Joint Headquarters in Ulm. From this base soldiers will be sent into conflict regions. But also out of service Kiesewetter is still working in the military area, for example as president of the veteran association, the Reservistenverband. This association is caretaking that veteran soldiers of the Bundeswehr will still be connected organizationally and mentally with the armed forces. The German tax payer spends annually 16 Million Euros for this association. The Reservistenverband with its 115.000 members in over 2.400 reservist basic units in the region takes care for a favorable public opinion for the armed forces.
BAKSMuch less in the public light stands the Bundesakademie für Sicherheit (Federal Academy for Security). The BAKS – as it is called by insiders – has its domicile at the periphery of Berlin. It can be called a discreet think tank in which representatives of the armaments industry are discussing with people from the media, theologians, scientists and politicians in an informal manner. Kiesewetter sits in the advisory council. The BAKS itself is a creation of the Government of Germany, and, succinctly speaking, of the Federal Security Council. In this not very well known panel are gathering, as needed, the Chancellor, the deputy chancellor, the chief of staff of the chancellery, and the ministers of foreign office, the interior, justice, economy, the minister of economic cooperation. In this secret panel topics are discussed where the public shall not be included. It’s some kind of an immoral niche. As against the National Security Council in the USA, this is not a secret government. In the case of the German Security Council there are lacking the chief executives of the secret services, and the gamut of issues – as far as we common people can see – is covering touchy items like the armaments exports in such countries that actually must not be delivered by a democratic state. In the Federal Security Council have been approved armament exports in countries like Israel, Turkey or Saudi Arabia for example.
The widely unknown Kiesewetter therefore resides in the center of power.

The veteran of the Federal Army had been elected as the first chairman of the parliamentary subcommittee for investigations concerning the spy-activities of the American secret service NSA in Germany. From the beginning he made clear why he was chairman of this committee: “I’m a staunch transatlanticist!”, is said to be one of his core statements. Why this sensitivity about the fact that the American spy-service NSA picked the brains of the population nationwide of a sovereign, into the bargain allied country? Life is no bed of roses! And the newspaper Die Welt, which is not known for any America-sceptic bias, reported this about Kiesewetter as chairman of the NSA-subcommittee: “Provisional results he sometimes succinctly used to put this way: ’Investigation is going very well – not a single hint for mass surveillance without substantiated suspicion until now.’ Kiesewetter – in effect in his role as investigator – not only defended the NSA, but especially their German colleagues from the BND.”
But awkwardly, Kiesewetter had to resign from his seat as chairman of the investigation committee for the NSA early in 2015. The real cause of his retreat is not clear until now. Allegedly he is said to have learned that two of his comrades in the directorate of the Reservistenverband have been spying for the BND. Because of that Kiesewetter had been miffed so strongly that he abdicated his chairmanship. Later the accusations were boosted: in addition one of the two BND-spies has been working as an agent of the Russian secret service too.
But Kiesewetter is also busy on the European stage. Here he is acting in this democratically uncontrolled space, by no means legitimated by the people, free of any jurisdiction, which is called governance. Governance means: parallel to the traditional institutions of the parliaments and governments there has been established a shadowy structure of powerful and most influential circles. In these elitist circles the framework of future political decisions is negotiated in an informal manner, and is passed to the institutions of the traditional structures of government, i.e. parliaments, governments, bureaucracy and political parties. The European Security Round Table is such an informal junction of armaments industry, security agencies, and business aligned foundations and politicians. The ESRT is funded by armaments corporations like Lockheed Martin, Dassault or Symantec (cyber security). Quite astonishing, one will find as sponsor of the round table also the German federal state Hessen. The citizens of this federal state are thereby funding an institution of whose existence they are not aware. Furthermore the Bertelsmann foundation, the Konrad Adenauer foundation or the very exclusive group Kangaroo are muscling in this European wide active board. The common goal of the fellow campaigners around this Round Table for Security is to start up synchronized armaments industry on a European level.

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Starting point is the idea that the European armaments industry makes a third of the size of its American pendant, but concerning efficiency it is dragging far behind. The European armaments industry has to be much more synchronized in the future. That means: production of armaments must be standardized and certified European wide; it follows on the long run also a concentration of organizing of the armaments production under a common shield. One can summarize it in a less gentle manner; the concentration of capital will be politically supported. The German representatives build an overwhelming majority in these shadowy networks. In the area of the so called security industry German corporations could prevail via such European synchronization on the long run.
You will not really be surprised to see Roderich Kiesewetter as a member of the advisory board of this European Security Round Table. But not only that: Kiesewetter is at the same time a regular participant at sessions of the Munich Security Conference since 2007. There he met with the Ukrainian opposition politician and former world champion for boxing Vitali Klitschko in 2014. That Kiesewetter advocated for weapon deliveries to the Ukraine after this meeting, round off the picture.
Against this backdrop one can better understand some of the meaty statements of the former NATO-soldier. For instance, when Kiesewetter announces in the newspaper Tagesspiegel from Berlin concerning the matter of Syria in September of the last year: “We will only gain political effects, when we are speaking in the language of this region, that is, when we deploy military means as a complement to diplomatic initiatives.” And, more succinctly spoken: “We should also consider delivering heavy weapons like armored tracked vehicles for combating IS.” And at last he suggested that the Federal Republic of Germany should participate in the war in Syria by deploying some of their own Tornado RECCE fighter jets.

Enduring Freedom
A French air force Tornado GR4A aircraft conducts a combat patrol over Afghanistan Dec. 11, 2008. (U.S. Air Force photo by Staff Sgt. Aaron Allmon/Released)

But the Federal Government did not want to back down to the pressure of a group of members of the Bundestag under the leadership of Kiesewetter. That changed at a stroke after the attacks in Paris in November 13th 2015. Notwithstanding that experienced former generals of the Bundeswehr like Harald Kujat or the former Lieutenant colonel Ulrich Scholz condemned the deployment of Tornado jets as military strategic nonsense: Germany from that point on was captured into the conflict with Syria. The idea to entangle Germany into the war in Syria had been developed on the private Munich Security Conference in spring 2015.
In this context some statements of Roderich Kiesewetter in the German Bundestag sound not mere absurd but the more threatening: Europa has to show “hardness” against Libya. Iran would be capable to destroy Munich and Stuttgart by her missiles. Because of this NATO has to build a missile shield along the Russian border from the Baltics to the Black Sea and thereby has to add itself “some more teeth” – Kiesewetter implicitly admits with that notion that the missile shield is not directed against Iran, but against Russia.
Now it comes to full circle: when the Bavarian minister president Seehofer talks with Putin in a normal manner instead of ignoring and outlawing him, he thwarts plans of Kiesewetter and his comrades in arms. To talk with Putin is forbidden by the logic of Kiesewetter because Putin allegedly is at war with the NATO member states, to be precisely at the propaganda front with his asserted financial backing of the German political right.
The days of détente with Moscow are over now.

We can read this in the official newspaper of the armed forces of the USA, the Stars and Stripes. The Department of Defense aka the Pentagon right now announced that it ordered a quadruplication of the military expenses of the US forces in Europe for the fiscal year 2017. Actually there are expenses of 780 Million Dollars for the engagement in Europe in 2016, but the American taxpayer shall spend 3.4 billion Dollars for fiscal year 2017. There will be 3.000 to 5.000 more soldiers deployed at the Russian border. If the next president of the USA will not be Bernie Sanders, this agenda will be implemented by one hundred percent.
Can it be pure accident that the German minister of defense Ursula von der Leyen ordered a new super budget of 130 billion Euros, extending over the next fifteen years, right now? The program “Streitkräfte und Strategien” of the northern German broadcast NDR smugly noted that the minister of defense announced her demands exactly one day after the parliamentary advocate of the Bundeswehr, the Wehrbeauftragte Hans-Peter Bartels, published his yearly bulletin which was very critical: “It looked like a concerted action”.
Roderich Kiesewetter is a champion for concerted actions.

Offene Anfrage an Roderich Kiesewetter

 

Unser Bundestagsabgeordneter Herr Roderich Kiesewetter hat vor einigen Tagen in der WELT und später auch im Deutschlandfunk mit großer Überzeugtheit versichert, Russlands Staatspräsident Wladimir Putin finanziere rechtsextreme Parteien und Netzwerke in Deutschland und in Europa. Das möchte ich natürlich genauer wissen, darum habe ich ihm einen entsprechenden Brief geschickt, den ich hier veröffentliche:

„Sehr geehrter Herr Bundestagsabgeordneter Roderich Kiesewetter,

Sie haben in einem Interview des Deutschlandfunks auch nach mehrmaligem Nachfragen Ihres Interviewpartners Herrn Dirk Müller bekräftigt, dass der Präsident der Russischen Föderation, Herr Wladimir Putin, rechtsradikale und rechtspopulistische Parteien in Deutschland und in Europa allgemein definitiv finanziell unterstützen würde:

„Müller: Das ist für Sie ganz klare Sache, können wir so festhalten: Sie sind im Deutschlandfunk fest davon überzeugt, Wladimir Putin will Europa auseinanderdividieren und spalten?

Kiesewetter: Das ist sein strategisches Interesse, eindeutig. Er braucht dazu kein Militär, er braucht dazu Desinformation und seine Fünften Kolonnen, die er durch sein Auslandsnetz finanziert und mit falschen Informationen versieht.“ (Transkript der Sendung)

Können Sie bitte so freundlich sein und an dieser Stelle präzisieren:

1. um welche fünften Kolonnen handelt es sich im Einzelnen; Wer agiert dort? Welches Auslandsnetz meinen Sie genau?

2. Wie wird die Finanzierung des Auslandsnetzes durchgeführt, und welche Beträge sind von der russischen Regierung in welchem Zeitraum an diese Auslandsnetze ausgezahlt worden?

3. Welche falschen Informationen werden durch diese von Putin finanzierten Auslandsnetze in die westeuropäische Öffentlichkeit geschleust?

Da Sie in jenem Interview des Deutschlandfunks mehrmals betonen, dass Sie über diese Zusammenhänge und Fakten bestens informiert sind, bin ich auf Ihre Informationen gespannt.

Mit freundlichen Grüßen

Hermann Ploppa